Il Gran Finale

Caro amante della carta e della penna, sei arrivato ad un binario morto? La storia che hai scritto, il romanzo della vita, ti prende ma…Non ne vuole sapere di finire in una maniera degna? Forza, che stiamo aspettando? A tutto c’è rimedio e per ogni buona fine c’è sempre un buon principio…

“Un lieto fine dipende da dove interrompete la vostra storia” – Orson Wells

Di storia e buona trama abbiamo già discettato insieme, ci siamo occupati perfino del malefico Blocco dello scrittore ma non è ancora abbastanza. Perché, cari amanti delle lettere, a me è capitato di sognare storie grandiose, che mi hanno fatto compagnia per anni dentro al cervello, su pagine e pagine fitte di appunti, ricche di colpi di scena e sottotrame avventurose e poi… BAM, tutto nero, la storia non ne vuole sapere di finire, ci si ferma sul più bello; è talmente interessante che ogni possibile finale mi sembra una cosetta banale, priva di importanza ed ecco che la storia rimane lì, dentro un file sulla mia scrivania, a fermentare per qualche altro anno, su per giù…

Creare un finale degno di un grande inizio è difficile, è un’operazione assieme grandiosa e letale, è un compito che può portarsi via dei mesi. A me è capitato con il mio ultimo romanzo inedito, dal titolo “Il Segno dell’Angelo”: mi girava nella testa da 6 anni quasi ma sembrava che il suo momento non arrivasse mai. Iniziare, lo avevo iniziato, con un prologo decisamente bello, almeno dal mio punto di vista però i pezzi non riuscivano ad incastrarsi e anche gli angeli, a quanto pare, oltre a mangiar fagioli, hanno dovuto attendere…

Perché, diciamoci la verità, ogni storia che si rispetti merita un finale grandioso, però è anche vero che, come canta Fabrizio Moro “Chi non scrive la sua storia non può decidere il finale”. E allora che si fa? Viene prima l’uovo o la gallina? Parto con la storia? Parto col finale?

“Se nelle favole c’è il lieto fine è perché la narrazione si interrompe nel momento migliore.” – Carla Freccero

E allora… Spazio alla narrazione ancor prima che alla conclusione!

Una storia può essere descritta come la semplice rappresentazione di una sequenza di eventi, con un principio, una parte centrale e una conclusione, ma quelle migliori (che suscitano emozioni forti nei nostri lettori complessi) si chiudono sempre con un messaggio, con qualcosa di profondo che resti. A far riflettere? Può essere. A tarlare la mente? Ancora meglio! Che si tratti di racconti reali o di fantasia, con un lieto fine o un epilogo tragico, tutte le storie più efficaci terminano comunicando al lettore la propria importanza e, soprattutto, continuano a farlo ragionare, oppure a litigare, con te, col tuo libro, con ciò che gli hai presentato. I romanzi che ho amato di più sono quelli con cui ho fatto a pugni, metaforicamente parlando, almeno due volte. E non è un caso che, quando mi reco in libreria per acquistare un libro nuovo, io valuti un romanzo dalle ultime due righe che ne compongono la chiusura. Se mi prende, mi incuriosisce, mi ispira, mi suona…Certamente quella storia sarà mia!

E poiché, come dice il grande Eraclito “Su di un cerchio, ogni punto d’inizio può essere anche un punto di fine” vediamo insieme che punto pescare, ho 4 consigli pratici per rendere il vostro finale davvero indimenticabile

 

  • 1

    Decidi il finale…Pare scontato, lo so ma non è un’operazione semplice e può essere pianificata a tavolino! La cosa importante, dopo aver individuato grossomodo le parti in cui si divide la tua storia (introduzione, inizio, parte centrale e conclusione, come fossimo su di un palcoscenico e stessimo recitando una piéce teatrale) è riuscire a capire quali sono i conflitti principali che i protagonisti fronteggiano: lottano contro la Natura? Tra di loro? Il conflitto è interiore? Tentiamo di rispondere a queste domande e avremo in mano una sorta di mappa che ci suggerirà più o meno da che parte andare, quali sono i punti su cui battere e quali i fili che sarà necessario annodare o sciogliere prima di scrivere la tanto agognata parola “fine” al termine dell’ultima pagina

 

  • 2

    Forniamo una mappa a chi ci legge, per spiegargli ed interpretare il viaggio, per renderglielo più familiare e vedrete che il finale sarà apprezzatissimo.

    Spiega il viaggio, scrivendo magari una riflessione, sugli eventi principali della storia, qualcosa che spinga il lettore a pensare all’importanza di quegli eventi per la sua stessa esistenza. Tutti noi amiamo leggere di cose che ci riguardano profondamente; anche la fantascienza, seppur si svolga su mondi lontani o astronavi, riporta i conflitti, i sentimenti e le esistenze umane tra le stelle, parlando di noi ad altre specie, apparentemente molto distanti da ciò che siamo. Quando leggiamo amiamo ritrovare qualcosa di noi nei libri che stiamo sfogliando. Io stessa, quando scrivo, semino qualche pezzettino di me, della mia storia e di quella della mia famiglia; è una sorta di gioco, che intrattengo con il lettore. Ad esempio, scrivendo “Stelle in Silenzio mi sono documentata sulla geografia d’Italia ma è stata un’operazione semplice, poiché ho rappresentato i viaggi in macchina che compivo, assieme alla mia famiglia, ogni estate lungo tutte le autostrade del nostro Bel Pese, dal Nord al Sud, partendo da Udine per arrivare a Messina. 1500 km di asfalto che difficilmente dimenticherò. E ho trovato parecchi lettori che hanno messo in comune le loro esperienze di viaggi sulla medesima tratta. Perché siamo un popolo di santi, lettori e…Viaggiatori! E quando leggiamo un libro compiamo sempre un viaggio duplice: dentro la nostra storia e dentro quella dello scrittore.

  • 3

    Adesso che abbiamo una rotta e una mappa da seguire… Via! Utilizziamo azioni ed immagini per sottolineare che cosa sia realmente importante per i nostri personaggi, con metafore, pensieri, sensazioni; a volte è molto efficace iniziare con qualcosa cui il finale ritorna, come una sorta di circolo chiuso. E’ quanto ho fatto io con il mio romanzo “Ewas” che comincia dalla fine (o quasi), ripercorre, attraverso lo stratagemma narrativo del ricordo in prima persona, tutta la storia (più o meno) e poi si conclude ritornando sulla protagonista principale, sul suo presente e sul suo futuro, che non è poi così scontato come ci saremmo aspettati. Ed è qui che il lettore va in visibilio! Ma vanno bene anche prologo ed epilogo, oppure partenze e ritorni. Aiutiamo il lettore a ritrovarsi e a comprendere, a fare circolo chiuso e il finale sarà come un cammino in discesa.

  • 4

    And…Last but not Least…Usa la logica! Ripercorri la tua storia riconsiderandola dall’inizio alla fine, seguendo la mappa che tu stesso hai tracciato e cerca di capire come si collegano tra loro gli eventi, perché accadono proprio in quella maniera e con quell’ordine, fatti delle domande e vedi se, nella tua storia, si riesce a ritrovare la risposta! Non sempre un colpo di scena che tira l’altro è realmente necessario. Ciò che ci serve è un significato. Se l’hai trovato allora, ragazzo mio, il finale è tuo…

Caro amico della carta inchiostrata, spero che questa rassegna di consigli pratici e sciocchezze possa averti aiutato a creare il finale più bello di sempre.

“Non è finita finchè non è finita!” – Lawrence Peter “Yogi” Berra

E se conosci altri suggerimenti o modi per arrivare ad un finale che si rispetti lascia un commento qui sotto! Da qualche parte, andremo pure a finire….

Spread the love - Condividi pure!